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Titolo
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Credi tu forse, ch'io voglio dimenticarmi perché tardi col mio riscontro
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Autore
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Rusconi, Giacomo
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Descrizione
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Busta contenente una lettera di quattro pagine
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Trascrizione
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[Busta_Fronte]
[Francobollo da 10centesimi, inviato da Gordola e bollato il 3VII77-3 a ?]
Al Sig Rusconi Giacomo
Penitenziere
Lugano
[Busta_Retro]
Ho spedito la lettera li 8 luglio [centesi 18?] Ma però il sentimento è di perdonare, lo stesso. Rusconi.
[Lettera_Pagina_1]
Penitenziere di Lugano li 24 Maggio 1877
Fidanzata Carissima
Credi tu forse, ch’io voglio dimenticarmi perché tardi col mio riscontro alla tua del 11 Aprile. Pensa che il mio pensiero è sempre in te e nel mio carissimo figlio. Io godo fiorente salute e altrettanto spero di voi. Quando io non avevo bisogno di alcuno, tutti mi chiamavano amico. Ma adesso che sono caduto in disgrazia senza mia colpa, e bisognoso di soccorso per la mia libertà pochi son quelli che mi restano affezionati perché son falsi amici perdifetto di riflessione o per colpa sua verso di me, oh, la coscienza di quei giurati, io non so, come sia d’esser stati così ignoranti, stolti, pazzi, ignorantissimi negli studi. Dio essi perdona il suo fatto quando io negavo e protestavo la mia innocenza. Ma chi, poteva mai credere un [giuri?], avessero ad esser falsi accusatori. Malgrado le sue accuse è falsa scellerata perfidia, a calunniarmi senza necessità. Mianno offeso nella roba nella persona e nell’onore, fanno giustizia al giorno d’oggi senza neppur cercare la verità. Tu sei stata la prima che mi [nazzo?] il caso del Gnesa, Io ti giuro che non sapevo niente di prima di quel caso, Dio lo sa. È perché sono stati qualche d’uni dei suoi parenti che hanno inventato false dicerie, senza necessità, è temerari, prepotenti per impadronirsi scelleratamente d’ogni cosa, del fatto mio. Un qualche giorno si troveranno fortemente pentiti per il suo rimorso dell’infamia, commessa contro di me.
[Lettera_Pagina_2]
E io per queste sono sempre malinconico, e solo mi consola per la tranquillità, della mia mia coscienza che un giorno sarò felice. Non ho nessuna persone al mondo più care del mio figlio, pensi un giorno sarà il mio ajiuto ed io sarò per voi fino all’ultimo mio sangue. Io non posso dimenticarvi la mia gratitudine perché non posso descriverla. Tu poi bel dire, di aver pacienza. Ma se tu sapessi come è la mia coscienza tu vorrei rispondermi hai ragione. Ma chi non vorrei lamentarsi, attrovarsi nel mio stato senza mia colpa. Sarebbe un uomo che non ha sentimento franco. Credo di parlare colla propria ragioni. Ah se potessimo leggersi il cuore. Io piango e sospiro giorno e notte per questo insulto ricevuto senza mia colpa. Questa è stata una grande infamia scellerata azione contro di me. E per questo io sono immerso nel mio pensiero, Dio mi spinge in questo pensiero farei malissimo a non dire la verità, con buone ragioni voglio parlere fino alla morte. Perché sono ridotto in pessimo stato senza mia colpa. Che la protesto finché il Cielo mi lascerà spirito di vita. Io vi giuro che sono innocente. Mi è duro in questo punto solo perdervi frutto della mia libertà e delle mie fatiche per una persona che non ho neanco vista, ma assai più di questo mi contrista e mi strazia l’idea del disonore poiché la gente potrebbe credere ch’io fossi un assassino. Il mio stato è deplorabile, per questa nera calunnia, ingiustamente condannato senza mia colpa. Queste memoria quando sarò in libertà voglio farla stampare, questo dispiacere, mi seguirà fino al sepolcro e non posso vivere a lungo in questo stato. E finché espirerò non cesserò giammai di rammaricarmi a questa offesa che è propriamente la mia verità sono stato grossolanamente condannato senza colpa. Se il Gnesa potessero parlare, mi direbbero tu hai piena ragione. Fin qui sono andato avanti con una gran fiducia. Credo bene che faranno anche giustizia, per rendermi l’indicibile godimento della mia libertà. Meglio è soffrire un torto che farlo almeno la mia coscienza è tranquilla e senza rimorso.
[Lettera pagina 3]
Ascoltami e riordati bene che l’esperienza val più della scienza, presto o tardi la verità finalmente viene a galla. La più grande disavventura che possa accadere agli uomini è cattiva coscienza che li addormenta nel pessimo suo stato. E gli occhi del Signore sono più luminosi del sole e vedono i segreti più occulti e penetrano i nascondigli del nostro cuore. Sono stato arrestato non seppi neppur il perché. Mo, queste ingiurie non le ho meritate, Dio m’è testimone. Ebbene, pacienza, è un disinganno di più, le mie offese voglio perdonarle. Più di questo non sono obbligato di fare. E spero che Dio farà di liberarmi di tanto male, che il giudizio è stato terribile, insultarmi per una persona che non ho neanco vista che lo giuro fino all’ultimo mio sangue, che sono percosso da somma sventura, un raffinamento di barbarie, or che giudico pacatamente, non la trovo verisimile. Da non poter certamente i più severi fulmini della legge, s’impadronì di me, senza ragioni vi disingannerete, dei grossolani errori che mianno fatto. Egli è mio dovere di confessare un’importante verità, in ogni tempo, una si gran tempesta per me. Quel menar […] la frusta addosso al mio amor proprio. Basta quando che per errore di mente sostengano opinioni false, Dio sa, è cosa straziante che non v’ha termini per accennarla quanti errori quante false calunnie, sotto i miei occhi contro dimé, cercavano altro che di offendermi nell’onore. E anch’oggi, quando penso all’odio cupo e codardo di certe persone, io sento di perdonare loro quest’odio, ma però mi è duro sentendomi l’apre ladre che in me si fanno, con gran dolore immerso in un fango di carcere, senza colpa perché tutto è falso. Dover tenere la mia innocenza per un delitto, che non ho commesso questo però mi piomba, sul mio cuore, è orrendo abuso per cui geme se non fosse così direi meglio. Questi pensieri mi strazia l’anima nel mio sentimento in carcere è casa orrenda. Non vi è casa così nascosta ed occulta che un qualche di non debba essere appalesata e giudicata da Dio in faccia a tutto il mondo. Allora vedremo dove sono i delitti. Nel mio fronte non si sarà scritto, il delitto del Gnesa.
[Lettera_Pagina_4]
Ti lascio e nel lasciarti io sento pianto lagrimosi. Oh in qual i lascio orribile momento. Lei saluta caramente, e tutti tuoi di casa. Un saluto per il mio amico Gaspare Scolari e la sua moglie. E sono IL fidanzato tuo Rusconi Giacomo.
Alla Sigra Mocettini Antonia di Giacomo di Brione Verzasca
[Commento]
Il foglio è quello del PENITENZIERE cantonale con stampate le “Norme per la corrispondenza dei reclusi e dei detenuti”. I reclusi e i detenuti ponno scrivere e ricevere lettere negli stessi intervalli che sono stabiliti per le visite, cioè: Di un mese per gli attinenti alla classe prima (d’isolamento); Di quindici giorni per quei della seconda classe (del lavoro in comune); Di dieci giorn per i condannati della classe terza (periodo preparatorio alla liberazione); La Direzione potrà abbreviare i termini a titolo di ricompensa o d’urgenza, e così prolungarli per punizione. Le lettere che partono dai condannati sono consegnate alla Direzione, la quale le esamina, e, se nulla ha da obbiettarvi, le munisce del visto, le suggella, e vi dà corso; -quelle che entrano, all’indirizzo dei medesimi ( e che dovranno essere affrancate) saranno aperte, parimenti lette e sottomesse al visto, indi inoltrate a destinazione. Le corrispondenze trattenute si conservano presso la Direzione a giustificazione del rifiuto; -oppure i brani che ritengonsi non convenienti si cancellano in guisa da renderli illeggibili. […] di carta o di affrancazione postale occorrenti, dovranno essere rimborsate all’Amministrazione.
[Fine]
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Tipo di documento
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Buste
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Lettere
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Data di creazione
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1877-05-24
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Copertura temporale
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1877-05-24 fino al 1877-07-08
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Etichetta
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Valigia Rusconi
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Collocazione
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Museo Verzasca
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Provenienza
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Berri, Silvano